Quest’ anno sono andata a Lourdes per la prima volta

SHOMS TI-Chiara

Se vi dicessi “quest’anno sono andata a Lourdes per la prima volta” sarebbe una frase tutta giusta e tutta sbagliata allo stesso tempo.

La frase dice il vero — ma il soggetto singolare è di gran lunga riduttivo, vista la grande famiglia che mi ha accompagnata; il moto a luogo è impreciso, perché la strada più grande l’ho percorsa nel mio cuore; e quanto a “per la prima volta”, spero presto di poter aggiungere “la prima di molte”.

Ma partiamo dall’inizio, perché — a dirla tutta — questa storia comincia ben prima del maggio 2026, quando ho sentito parlare del pellegrinaggio a Lourdes organizzato dall’Ordine di Malta dalle labbra entusiaste di Filippo, ormai un habitué tra i giovani dello SHOMS e degno di una stellina d’oro sul petto.

Conoscevo Lourdes dalle lezioni di religione, eppure il suo racconto suonava quasi fiabesco. C’era un cancello sempre aperto, e attraversandolo si veniva catapultati nella quiete di un luogo dove scorre l’acqua che cura, i pensieri scompaiono e ci si prende cura gli uni degli altri. Direi molto convincente.

E così, in quattro e quattr’otto, ero pronta sulla carta: le lezioni di primo soccorso erano state completate, la divisa era stirata. Avevo già conosciuto la mitica signora Filomena, che avrei avuto il privilegio di accompagnare, e la mia compagna di avventure Marilù.

Poi succede qualcosa di imprevisto: il giorno prima di partire viene a mancare mia nonna, e mi ritrovo — tra un volo e l’altro — un po’ smarrita e lontana dalla mia famiglia.

Eppure quel qualcosa di speciale di cui parlava Filippo è accaduto davvero. All’improvviso mi sono ritrovata in un luogo pieno di serenità in cui ridere, condividere, imparare e pregare, accompagnata da persone meravigliose che hanno portato via un po’ di tristezza donandomi tanto amore.

Come disse il Gran Maestro durante la Cerimonia Internazionale di Benedizione delle Medaglie: «Venire a Lourdes non risolve i problemi del mondo. Fa qualcosa di più profondo. Ci ricorda chi dovremmo essere. In un mondo sempre più freddo, siamo chiamati a essere più accoglienti. In un mondo che isola, siamo chiamati a stare accanto agli altri.»

È questo che ho sentito in ogni istante durante il pellegrinaggio, circondata dalle bandiere da ogni angolo del mondo — quella sensazione che, nonostante tutto, il mondo sappia ancora stringersi.

Di Lourdes porterò nel cuore mille cose: i consigli di cucina di Filomena, la bellezza di Jon, la simpatia di William, lo stile della Raffi  e gli occhi azzurri di un nonno e un nipote con un legame davvero speciale.

Ricorderò la notte passata sveglia, con l’orecchio teso a cogliere il suono dei campanelli durante la guardia, l’emozione di vedere migliaia di persone riunite da tutto il mondo in preghiera e la sensazione dell’acqua fresca sulla pelle.

Forse solo una cosa non ho capito: come si guida lo chariot?

Mia nonna, negli ultimi giorni, mi chiedeva spesso: «Chiara, ma tu sai pregare?» — credo volesse accertarsi che l’avrei accompagnata ovunque fosse andata. Sono felice di dire che in quei giorni, tra tutto l’amore e i momenti speciali che ci siamo dedicati, abbiamo avuto anche tempo per lei.

E se quindi “quest’anno sono andata a Lourdes per la prima volta”, sono tornata con il cuore pieno e tanti amici in più.

Chiara Bertoglio